Heinrich Andergassen (1908-1946): Gestapo, persecuzione, deportazioni e crimini nazisti | Parte 13/24/2026 Language / Sprache: IT| EN | DEUn altro articolo su Heinrich Andergassen:🇮🇹 /heinrich-andergassen-gestapo-deportazioni-crimini-nazisti| Parti 2🇮🇹/heinrich-andergassen-memory-exulpatory documents-interpretation | Parti 3Heinrich Andergassen (1908-1946)Heinrich Andergassen durante il processo per crimini di guerra svoltosi a Napoli il 15 gennaio 1946. L’imputato ascolta il suo interprete. Fotografia in bianco e nero. Fonte: Wikipedia, l’enciclopedia libera (consultato il 14 agosto 2026). Introduzione generaleBiografia: Heinrich Andergassen (1908–1946) Heinrich Andergassen, detto Heinz, nacque a Hall in Tirol il 30 luglio 1908. Suo padre, August Andergassen, era un agente di polizia. Dopo aver terminato gli studi, Heinrich apprese il mestiere di meccanico aggiustatore presso una grande azienda di Wattens. Nel 1929 si arruolò volontariamente nell’esercito federale austriaco. Ricevette parte della propria formazione presso l’Arsenale di Vienna e raggiunse il grado di comandante di plotone. Successivamente passò alla Gendarmeria federale austriaca, frequentò la scuola di gendarmeria e nel 1937 fu nominato gendarme. Prestò servizio dapprima a Schwaz e successivamente a Innsbruck. Dopo l’“Anschluss” dell’Austria al Reich tedesco nazionalsocialista nel 1938, Andergassen entrò in servizio nella Gestapo. Il 30 maggio 1938 presentò domanda di ammissione al Partito nazionalsocialista e fu iscritto retroattivamente con decorrenza dal 1º maggio 1938; il suo numero di tessera era 6.181.471. Nell’ottobre dello stesso anno fu assunto come Kriminalassistent presso la sede della Polizia di Stato di Innsbruck. Il 15 novembre 1939 entrò nelle SS. Durante l’occupazione dei Sudeti prestò servizio con il grado di Gendarmeriebezirksoberwachtmeister, sottufficiale superiore distrettuale della gendarmeria, in una compagnia di polizia. Secondo quanto riportato dalla letteratura storica, dopo l’occupazione tedesca dell’Italia settentrionale nel settembre 1943 Andergassen fu nominato responsabile della sede distaccata del SD di Merano. Il 16 settembre 1943 Heinrich Andergassen, Alfons Niederwieser e Alois Schintlholzer svolsero un ruolo direttivo nell’operazione di arresto contro gli ebrei ancora presenti a Merano. L’ordine generale di arresto era stato emanato il 12 settembre 1943 da Karl Brunner, comandante delle SS e della Polizia “Alpenvorland”. Le persone arrestate furono inizialmente detenute nel seminterrato della Casa del Balilla a Merano e successivamente deportate nel campo di educazione al lavoro di Reichenau, presso Innsbruck. In seguito Andergassen prestò servizio presso il Comando della Polizia di sicurezza e del Servizio di sicurezza a Bolzano. Un elenco del personale compilato dopo la guerra e datato 6 giugno 1945 lo indica come SS-Untersturmführer e membro del personale operativo della Sezione IV — Gestapo. Rudolf Thyrolf era il comandante della Polizia di sicurezza e del SD a Bolzano, mentre August Schiffer dirigeva la Sezione IV. Un rapporto investigativo americano descrisse Andergassen come il “braccio destro” di Schiffer. Dopo gravi maltrattamenti, Manlio Longon, esponente della Resistenza bolzanina e responsabile del locale Comitato di Liberazione Nazionale, fu impiccato da Andergassen il 1º gennaio 1945 su ordine di Schiffer. Nel febbraio 1945 Andergassen fu inoltre coinvolto nell’uccisione dell’ufficiale americano e agente dell’OSS Roderick Stephen Hall, caduto prigioniero. Il 19 febbraio 1945, insieme ad Albert Storz, strangolò Hall su ordine di Schiffer. Andergassen fu inoltre coinvolto nei maltrattamenti e nell’uccisione di altri militari americani e britannici fatti prigionieri. Nel gennaio 1946 un tribunale militare statunitense a Napoli condannò Heinrich Andergassen a morte per crimini di guerra. Il 26 luglio 1946 fu giustiziato insieme ad August Schiffer e Albert Storz in un carcere militare americano a Livorno. PARTE I – Dalla carriera di polizia alla Gestapo di Innsbruck L’Austria, la Gestapo e la persecuzione nazionalsocialista in Tirolo Il municipio di Hall in Tirol, visto dalla Fontana di Maria nella Piazza Superiore (Oberer Stadtplatz), 2025. Foto: DBANT. L’“Anschluss” dell’Austria al Reich tedesco nazionalsocialista, avvenuto nel marzo 1938, determinò la soppressione della sovranità statale austriaca e l’integrazione delle sue autorità nell’apparato nazionalsocialista di dominio e persecuzione. La polizia e la gendarmeria furono riorganizzate secondo i principi del regime. Dalla sede della Polizia di Stato di Innsbruck, la Gestapo esercitava il proprio controllo sul Tirolo e sul Vorarlberg. Oppositori politici, esponenti della Chiesa cattolica, ebrei, Testimoni di Geova e persone sospettate di avere espresso critiche, reali o presunte, nei confronti del regime furono sottoposti a sorveglianza. Essi rischiavano interrogatori, detenzione, maltrattamenti e l’internamento in un campo di concentramento. La carriera di Heinrich Andergassen mostra in modo esemplare come un gendarme austriaco potesse diventare parte di questo apparato repressivo. Dopo l’“Anschluss” aderì al Partito nazionalsocialista, entrò in servizio presso la sede della Polizia di Stato di Innsbruck e successivamente divenne membro delle SS. Le sue origini a Hall in Tirol, la conoscenza delle realtà locali e i suoi rapporti personali gli facilitarono l’accesso a persone che finirono nel mirino della Gestapo. I documenti e le testimonianze conservati non restituiscono un’immagine uniforme del suo comportamento personale. Andergassen poteva presentarsi come un vicino cortese o come un funzionario apparentemente disponibile. Altre testimonianze lo descrivono invece come membro di un apparato persecutorio che interrogava, minacciava e maltrattava le persone. Le notizie riguardanti singoli favori o atti di indulgenza devono pertanto essere esaminate criticamente e inserite nel loro contesto. Esse non diminuiscono la sua partecipazione al terrore della Gestapo né la sua responsabilità per i crimini di guerra, successivamente accertata in sede giudiziaria. Dopo l’occupazione tedesca dell’Italia settentrionale nel settembre 1943, Andergassen operò nell’ambito del Comando della Polizia di sicurezza e del Servizio di sicurezza nella “Zona d’operazioni delle Prealpi”. Un elenco del personale compilato dopo la fine della guerra e datato 6 giugno 1945 lo indica come SS-Untersturmführer e membro del personale operativo della Sezione IV — Gestapo — a Bolzano. Altre ricostruzioni lo collegano alla sede distaccata del SD di Merano e all’arresto degli ebrei ancora presenti nella città nel settembre 1943. La sua esatta qualifica ufficiale e il suo specifico ambito di competenza richiedono tuttavia un ulteriore esame critico delle fonti disponibili. Rappresentazione simbolica di una testimonianza resa durante un interrogatorio della Gestapo. Ricostruzione in bianco e nero generata dall’intelligenza artificiale per l’articolo su Heinrich Andergassen. Fonte: DBANT. I primi anni e un giudizio di servizio contraddittorioUna valutazione conservata negli atti descrive Andergassen come agente di pubblica sicurezza, nato a Hall e residente nella Ritter-Waldauf-Straße. Il documento afferma che, durante il periodo precedente al 1938, aveva svolto il servizio contro i nazionalsocialisti illegali senza particolare zelo né durezza, definendolo caratterialmente “molto onesto” e professionalmente di rendimento medio-buono. Nota sulla data: Nel materiale compare la data di nascita 30 agosto 1908, mentre altre fonti indicano 30 luglio 1908. La divergenza deve essere segnalata e verificata sull’atto di nascita o sul fascicolo personale originale. Il giudizio non prova né un’opposizione politica al nazionalsocialismo né una successiva “trasformazione” psicologica. Documenta soltanto la valutazione amministrativa di un superiore in un determinato momento. Nota critica sulle fonti: Heinrich Andergassen era un “responsabile per le questioni ebraiche”? La definizione di Heinrich Andergassen come “responsabile per le questioni ebraiche” (Judenreferent) è stata ripresa dalla voce di Wikipedia dedicata alla sua persona. A sostegno di questa qualifica, la voce rinvia direttamente allo studio di Michael Wedekind, Nationalsozialistische Besatzungs- und Annexionspolitik in Norditalien 1943 bis 1945 (Monaco di Baviera 2003), pp. 351 e 449. Resta tuttavia da verificare se Wedekind attribuisca esplicitamente ad Andergassen questo titolo ufficiale e su quali documenti d’archivio si basi tale definizione. Il volume di Joachim Innerhofer e Sabine Mayr, Mörderische Heimat. Verdrängte Lebensgeschichten jüdischer Familien in Bozen und Meran (Bolzano 2015), p. 101, è citato nella voce di Wikipedia come fonte per il ruolo direttivo svolto da Andergassen nell’arresto degli ebrei ancora presenti a Merano nel settembre 1943, ma non come prova della sua presunta funzione di Judenreferent. Le memorie di Carmella Flöck, curate da Friedrich Stepanek e pubblicate con il titolo … und träumte, ich wäre frei. Eine Tirolerin im Frauenkonzentrationslager (Innsbruck 2012), pp. 54 e seguenti, e i documenti conservati presso l’Archivio federale tedesco riguardano altri aspetti della carriera di Andergassen. Finora non è stato individuato alcun documento coevo che attribuisca espressamente ad Andergassen la funzione ufficiale di Judenreferent. Un elenco del personale del Comando della Polizia di sicurezza e del Servizio di sicurezza a Bolzano, datato 6 giugno 1945, lo indica come SS-Untersturmführer e membro del personale operativo della Sezione IV — Gestapo —, ma non menziona né un “ufficio per le questioni ebraiche” né una corrispondente qualifica ufficiale. Sono documentati il ruolo direttivo svolto da Andergassen nell’arresto degli ebrei ancora presenti a Merano nel settembre 1943 e la sua successiva attività presso la Gestapo di Bolzano. La questione se egli abbia ricoperto ufficialmente la funzione di Judenreferent richiede ulteriori ricerche archivistiche. Nel presente contributo questa definizione non viene pertanto utilizzata come titolo ufficiale definitivamente accertato. Collage composta da quattro fotografie delle pagine 24 e 25 della pubblicazione Der Alltag der Wärter di Costantino Di Sante. L’elenco del personale del 6 giugno 1945, riprodotto nel volume, indica Heinz Andergassen come SS-Untersturmführer e membro del personale operativo della Sezione IV (Gestapo) presso il Comando della Polizia di sicurezza e del SD a Bolzano. Fonte: Costantino Di Sante, Der Alltag der Wärter, pp. 24–25. L’occupazione tedesca e l’apparato persecutorio nazionalsocialista nella “Zona d’operazioni delle Prealpi” Dopo l’annuncio pubblico dell’armistizio tra l’Italia e gli Alleati, avvenuto l’8 settembre 1943, la Wehrmacht tedesca occupò vaste aree dell’Italia settentrionale e centrale. Il 10 settembre 1943 le province di Bolzano, Trento e Belluno furono riunite nella “Zona d’operazioni delle Prealpi”. Il territorio rimase formalmente parte dell’Italia e, dopo la costituzione della Repubblica Sociale Italiana, fu nominalmente assegnato a quest’ultima. In realtà, tuttavia, fu sottoposto a un ampio controllo tedesco. L’amministrazione civile era diretta da Franz Hofer, Gauleiter e governatore del Reich del Tirolo-Vorarlberg, nella sua ulteriore funzione di “Commissario supremo” della zona d’operazioni. Durante l’occupazione tedesca fu istituito nella regione un vasto apparato poliziesco e persecutorio. Ne facevano parte la Polizia di sicurezza, comprendente la Gestapo, e il Servizio di sicurezza delle SS. Questi organismi perseguitarono ebrei, oppositori politici, membri della Resistenza italiana, disertori e altre persone classificate come nemiche del regime nazionalsocialista. Anche militari alleati catturati e appartenenti ai servizi segreti alleati caddero nelle loro mani. Arresti, maltrattamenti, torture, deportazioni, cattura di ostaggi e uccisioni extragiudiziali furono tra gli strumenti del dominio tedesco di occupazione. Heinrich Andergassen svolse compiti operativi all’interno di questo apparato. Dopo aver prestato servizio presso la sede della Polizia di Stato di Innsbruck, secondo quanto riportato dalla letteratura storica, nel 1943 fu nominato responsabile della sede distaccata del SD di Merano. Il suo ruolo direttivo nell’arresto degli ebrei ancora presenti a Merano il 16 settembre 1943 è documentato dalla ricerca storica. In seguito prestò servizio presso il Comando della Polizia di sicurezza e del Servizio di sicurezza a Bolzano. Un elenco del personale compilato dopo la guerra e datato 6 giugno 1945 lo indica come SS-Untersturmführer e membro del personale operativo della Sezione IV — Gestapo. Following the public announcement of Italy’s armistice with the Allies on 8 September 1943 and the subsequent occupation by the German Wehrmacht, the “Operational Zone of the Alpine Foothills” (Operationszone Alpenvorland) was established on 10 September 1943. It comprised the provinces of Bolzano, Trento, and Belluno. The territory was not incorporated into the German Reich and formally remained part of Italy and, subsequently, of the Italian Social Republic. In practice, however, it was placed under extensive German control. On 27 September 1943, Franz Hofer, Gauleiter and Reich Governor of Tyrol-Vorarlberg, was appointed Supreme Commissioner of the operational zone. The German occupation authorities established an extensive police and persecution apparatus in the region, comprising the Security Police—including the Gestapo—and the SS Security Service. Jewish residents had already been arrested in Bolzano on 9 September 1943, before any written arrest order had been issued. On 12 September, Karl Brunner, the SS and Police Leader “Alpine Foothills,” ordered the arrest of people classified by the National Socialists as “full Jews.” On 16 September, the Jewish women and men still living in Merano were arrested in an operation led by Heinrich Andergassen, Alfons Niederwieser, and Alois Schintlholzer. They were subsequently deported to the Reichenau labour education camp near Innsbruck. According to the historical literature, Andergassen headed the SD branch office in Merano at the time. No contemporary document explicitly confirming his precise official position within that office has yet been identified. Nor has the establishment of a separate “Jewish Affairs desk” immediately after the creation of the operational zone been conclusively documented in the records examined to date. Il rapporto riservato del 1° giugno 1945 Un rapporto riservato della polizia civile di Innsbruck, redatto il 1° giugno 1945, presenta Andergassen come un funzionario che godeva della fiducia dei superiori e sapeva rendersi benvoluto tra i colleghi, ma formula anche gravi accuse sul suo comportamento durante gli interrogatori. Poiché il documento fu redatto dopo il crollo del regime, deve essere letto considerando l’origine delle informazioni, gli interessi degli informatori e la necessità di un confronto con altri atti.
Il caso del dott. Ernst Verdross Il dottor Ernst Verdross negli anni Cinquanta. Ritratto in bianco e nero. Fonte: Historisches Fotoarchiv Foto Stockhammer, Hall in Tirol. Estratto di un documento dattiloscritto relativo al dott. Ernst Verdross, conservato nel fascicolo su Heinrich Andergassen. Fonte: Archivio storico della Direzione della Polizia del Tirolo, Gruppo di studio sulla storia delle forze dell’ordine, Atto presidenziale III 1233/46 – Heinrich Andergassen. Il dott. Ernst Verdross, già perseguitato e deportato nel campo di concentramento di Dachau, abitava come Andergassen nella Waldaufstraße di Hall. Una fonte collega un nuovo intervento contro Verdross al fatto che, durante una processione del Corpus Domini, egli aveva fotografato e addobbato la propria abitazione, mentre non si era distinto nell’esposizione di bandiere durante le celebrazioni nazionalsocialiste. «Il capo della milizia locale di Hall, Verdross, […] che era già stato a Dachau, lo arrestò di propria iniziativa perché durante una processione del Corpus Domini aveva scattato fotografie […] mentre durante le celebrazioni dei capi del partito non si era distinto.» Secondo le ricostruzioni conservate nel contributo, Andergassen si mostrò disponibile con la signora Verdross, mentre contemporaneamente accompagnava il marito agli interrogatori e lo sottoponeva alla minaccia di un nuovo internamento. La contrapposizione tra il vicino cortese e il funzionario della Gestapo è storicamente rilevante; l’affermazione che Verdross non avesse mai compreso il ruolo di Andergassen richiede tuttavia un riferimento preciso alla testimonianza su cui si basa. Karl Killinger, testimone di GeovaAl numero 6 della Ritter-Waldauf-Straße viveva Karl Killinger (1901–1940), testimone di Geova. I Testimoni di Geova, allora spesso definiti “Studenti biblici”, rifiutavano per motivi religiosi il saluto hitleriano, il giuramento al Führer e il servizio militare. Killinger fu arrestato il 16 febbraio 1939, deportato a Dachau e successivamente a Gusen, dove morì il 19 gennaio 1940 a causa delle condizioni di detenzione. Non documentato: La vicinanza abitativa e il servizio di Andergassen nella Gestapo sollevano una domanda di ricerca, ma non provano una sua partecipazione personale all’arresto di Killinger. Maria Mair e il dott. Josef Mair Maria Mair, nata Ghedina, conosceva Andergassen dall’infanzia e abitava nella stessa casa Ghedina. Quando il marito, il dott. Josef Mair, fu arrestato dalla Gestapo il 22 aprile 1941, chiese aiuto ad Andergassen. Secondo la testimonianza riportata, egli rispose di non poter fare nulla e che la situazione del marito era molto grave. La fonte documenta la risposta riferita da Maria Mair. Espressioni come “freddezza emotiva” o “vero volto” costituiscono interpretazioni e non devono essere presentate come fatti dimostrabili. La testimonianza di Johann Müller sul trattamento riservato alla figlia MariaJohann Müller, residente a Innsbruck, dichiarò che Andergassen si era mostrato calmo e cortese durante i colloqui riguardanti la figlia Maria Müller, assistente sociale detenuta. Secondo il padre, Andergassen le concesse le agevolazioni che rientravano nelle sue possibilità e, dopo la morte della nonna il 16 luglio 1940, la accompagnò dalla custodia al cimitero e le permise una visita a casa. «Da mia figlia so che il signor Andergassen le ha concesso tutte le agevolazioni che erano in suo potere. […] Il signor Andergassen ha prelevato mia figlia, a proprio rischio, dalla custodia, l’ha accompagnata al cimitero e le ha inoltre permesso una visita a casa.» La dichiarazione attesta un aiuto concreto in un singolo caso. Non consente di dedurre una posizione contraria al regime né di ricostruire con certezza i motivi dell’intervento. La dichiarazione del dott. Josef Fink, 12 maggio 1945 Un'altra testimonianza notevole proviene dal Dr. Fink, che il 12 maggio 1945 a Volderwildbad redasse una dichiarazione. In essa Fink descrisse le sue esperienze con Andergassen: Fotografia della dichiarazione originale dattiloscritta del dott. Josef Fink, datata 12 maggio 1945, relativa a Heinrich Andergassen. Fonte: Archivio storico della Direzione della Polizia del Tirolo, Settore di Storia dell’Esecutivo, Fascicolo presidenziale III 1233/46 – Heinrich Andergassen. Traduzione testo tedesco italianoTestimonianza: "Nell'anno 1939 fui denunciato alla Polizia Segreta di Stato di Innsbruck dall'impiegato del Bürgerliches Bräuhaus, Hermann Schölg (deposito di birra di Solbad Hall), a causa di una presunta 'espressione denigratoria' nei confronti del regime, e da lì fui arrestato – dopo che era stata fatta una denuncia di tipo analogo da parte di una certa Kresentia Schwimmberger, cameriera al Caffè Kassenbacher di Hall. Il mio caso venne trattato nell'ambito della legge sulla insidia insidiosa (Heimtückegesetz), ma in seguito, durante l'interrogatorio, fu considerato di scarsa rilevanza, tanto che si concluse con una detenzione di quattordici giorni nel carcere di polizia di Innsbruck. Sono a conoscenza che il commissario di polizia criminale Andergassen, nel cui dipartimento venne gestita la mia pratica, trattò la faccenda con benevolenza e a mio favore, contribuendo in modo determinante all'esito relativamente favorevole. Volderswald, 12 maggio 1945 Dott. phil. Josef Fink Widderswild presso Volders" Commento: La dichiarazione del Dr. Josef Fink – Un documento dell'ambivalenzaIl dott. Josef Fink dichiarò di essere stato denunciato nel 1939 da Hermann Schlögl, dipendente del Bürgerliches Bräuhaus, e da Kresentia Schwimmberger, cameriera presso il caffè Kassenbacher di Hall, per un’espressione ritenuta denigratoria nei confronti del regime. Il procedimento fu trattato in base alla Heimtückegesetz e si concluse con quattordici giorni di detenzione nel carcere di polizia di Innsbruck. «Sono a conoscenza che il commissario di polizia criminale Andergassen, nel cui dipartimento venne trattata la mia pratica, affrontò la questione con benevolenza e a mio favore, contribuendo in modo determinante all’esito relativamente favorevole.» Il documento dimostra come Fink valutasse l’intervento di Andergassen. Non prova che Andergassen fosse un oppositore del regime. Tre interpretazioni sono possibili ma non dimostrabili singolarmente: discrezionalità personale, autentico aiuto selettivo oppure comportamento tattico. La dichiarazione non consente di scegliere con certezza tra queste possibilità. Fonte: Archivio storico della Direzione della Polizia del Tirolo, Gruppo di studio sulla storia dell’esecutivo, Atto presidenziale III 1233/46 Heinrich Andergassen. Domande frequenti su Heinrich Andergassen Chi era Heinrich Andergassen? Heinrich “Heinz” Andergassen fu un gendarme austriaco che, dopo l’“Anschluss” del 1938, entrò al servizio della Gestapo e successivamente nelle SS. Nato a Hall in Tirol nel 1908, prestò servizio a Innsbruck e, dal 1943, nell’Italia settentrionale occupata. Nel 1946 fu condannato a morte da un tribunale militare statunitense per crimini di guerra. Quale legame aveva Heinrich Andergassen con Hall in Tirol? Andergassen nacque a Hall in Tirol e abitò nella Ritter-Waldauf-Straße. Grazie alle sue origini, alla conoscenza delle realtà locali e ai rapporti personali, conosceva diverse persone che in seguito furono sorvegliate o perseguitate dalla Gestapo. Quando entrò nel Partito nazionalsocialista e nelle SS? Andergassen presentò domanda di ammissione al Partito nazionalsocialista il 30 maggio 1938. La sua iscrizione fu resa retroattiva al 1º maggio 1938. Il 15 novembre 1939 entrò inoltre nelle SS. Quale posizione ricoprì presso la Gestapo di Innsbruck? Nell’ottobre 1938 Andergassen fu assunto come Kriminalassistent presso la sede della Polizia di Stato di Innsbruck. Successivamente operò come commissario di polizia criminale e partecipò a indagini e interrogatori riguardanti persone accusate di attività politiche, religiose o critiche nei confronti del regime. Come trattava le persone arrestate o sottoposte a interrogatorio? Le fonti conservate descrivono esperienze differenti. Alcune persone riferirono un comportamento cortese o singoli atti di indulgenza. Altri documenti contengono gravi accuse di inganno, intimidazione, maltrattamenti e metodi brutali d’interrogatorio. Queste testimonianze devono essere valutate tenendo conto della loro origine, della data in cui furono redatte e dell’eventuale conferma da parte di altre fonti. I singoli atti di favore non modificano il fatto che Andergassen appartenne attivamente all’apparato nazionalsocialista di persecuzione. Andergassen partecipò alla persecuzione dei propri vicini? Il contributo documenta il suo coinvolgimento in casi riguardanti persone appartenenti al suo ambiente sociale e residenziale, tra cui il dott. Ernst Verdross e il dott. Josef Mair. Non è tuttavia possibile dimostrare con certezza una sua partecipazione personale a ogni arresto avvenuto nel vicinato. Andergassen partecipò all’arresto di Karl Killinger? Karl Killinger, testimone di Geova, abitava nella stessa strada di Andergassen. Fu arrestato nel 1939, deportato nel campo di concentramento di Dachau e successivamente a Gusen, dove morì nel gennaio 1940. La vicinanza abitativa, la conoscenza delle circostanze locali e il servizio di Andergassen nella Gestapo rendono possibile che egli fosse informato sul caso. Le fonti finora esaminate non dimostrano però una sua partecipazione personale all’arresto di Killinger. Perché Andergassen avvertì alcune persone di un arresto imminente? Andergassen informò alcune persone del loro ambiente di imminenti misure della Gestapo. Nonostante gli avvertimenti, seguirono arresti e sanzioni. Le fonti non consentono di stabilire con certezza le sue motivazioni. Potrebbe avere agito per favore personale, avere utilizzato in modo selettivo il proprio margine di discrezionalità oppure avere cercato di conquistare la fiducia delle persone interessate. Nessuna di queste interpretazioni può attualmente essere considerata definitivamente dimostrata. Che cosa accadde al dott. Ernst Verdross? Il dott. Ernst Verdross, già detenuto nel campo di concentramento di Dachau e vicino di Andergassen, fu nuovamente arrestato il 16 giugno 1940. Una fonte collega il provvedimento al fatto che Verdross aveva fotografato una processione del Corpus Domini e addobbato la propria abitazione, mentre non si era distinto nell’esposizione di bandiere durante le celebrazioni nazionalsocialiste. Dopo l’arresto Verdross non fu nuovamente deportato a Dachau, ma venne rilasciato con limitazioni imposte dalle autorità. I documenti indicano che Andergassen ebbe un ruolo nelle misure adottate contro di lui. Quale ruolo svolse Andergassen nell’Italia settentrionale occupata? Dopo l’occupazione tedesca dell’Italia settentrionale nel settembre 1943, Andergassen prestò servizio a Merano e successivamente presso il Comando della Polizia di sicurezza e del Servizio di sicurezza a Bolzano. Il 16 settembre 1943 svolse, insieme ad Alfons Niederwieser e Alois Schintlholzer, un ruolo direttivo nell’arresto degli ebrei ancora presenti a Merano. Le persone arrestate furono inizialmente detenute nella Casa del Balilla e successivamente deportate nel campo di educazione al lavoro di Reichenau, presso Innsbruck. Un elenco del personale datato 6 giugno 1945 indica Andergassen come SS-Untersturmführer e membro del personale operativo della Sezione IV, cioè della Gestapo, a Bolzano. Heinrich Andergassen può essere definito “responsabile per le questioni ebraiche”? Soltanto con un’esplicita precisazione critica sulle fonti. Sono documentati il ruolo direttivo di Andergassen nell’arresto degli ebrei ancora presenti a Merano e la sua successiva attività nella Sezione IV della Gestapo a Bolzano. Finora, tuttavia, non è stato individuato alcun documento coevo che gli attribuisca ufficialmente la funzione o il titolo di Judenreferent, traducibile come “responsabile per le questioni ebraiche”. La presenza di questa definizione in Wikipedia e in siti commemorativi che la riprendono non costituisce una conferma indipendente. È quindi più preciso affermare che Andergassen partecipò in modo documentato alla persecuzione e alla deportazione degli ebrei, mentre non è ancora accertato se abbia ricoperto ufficialmente la funzione di Judenreferent. Perché Heinrich Andergassen fu condannato a morte? Un tribunale militare statunitense lo condannò a morte per la partecipazione ai maltrattamenti e all’uccisione di sette militari alleati fatti prigionieri, tra cui l’ufficiale americano e agente dell’OSS Roderick Stephen Hall. Andergassen fu giustiziato a Livorno il 26 luglio 1946. Come devono essere interpretate le testimonianze favorevoli ad Andergassen? Le testimonianze favorevoli documentano esperienze individuali. Alcune persone dichiararono che Andergassen si era mostrato cortese, disponibile o indulgente nei loro confronti. Queste dichiarazioni non devono essere ignorate, ma neppure trasformate in una valutazione generale del suo comportamento. Esse non dimostrano che Andergassen fosse contrario al regime. I motivi del suo comportamento possono essere interpretati in modi diversi: favore personale, uso selettivo dei propri poteri o calcolo tattico. Senza ulteriori prove, nessuna di queste spiegazioni può essere considerata definitiva. Su quali fonti si basa questa biografia? Il contributo si basa su rapporti di polizia, documenti personali e amministrativi della Gestapo, elenchi del personale, dichiarazioni giurate, testimonianze di persone coinvolte, collezioni private e materiali conservati nell’Archivio storico della Direzione della Polizia del Tirolo e in altri archivi regionali.
Le fonti vengono esaminate criticamente. Quando la partecipazione diretta di Andergassen non può essere dimostrata con certezza, il contributo distingue tra fatti documentati, dichiarazioni contenute nelle fonti e interpretazioni storiche.
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